
Un tempo Haiti era stata incoronata la Perla dei Caraibi per la sua bellezza e per il suo livello di accoglienza turistica, meta di famosi artisti, letterati e poeti di fama mondiale. Era il periodo del dominio francese, una ricchezza pagata dalla schiavitù degli haitiani. Poi, dopo aver ottenuto l’indipendenza, ci sono stati altri brevi momenti felici, tra gli alti e bassi provocati dai continui colpi di stato e l’avvicendamento di dittatori e le violenze annesse. Ho avuto occasione di vedere il famoso albergo Hotel Oloffson in stile coloniale che ha sempre dato alloggio personaggi famosi, ed è ancora in piedi a Port au Prince, resistito anche al grande terremoto e conservato in parte come un museo a ricordo di quei rari tempi tempo in cui tutto ad Haiti sembrava risplendere e attrarre. Ora Haiti ha ben altra corona, quella di uno dei paesi più poveri al mondo. Adesso è arrivato anche il Corona-virus tanto per non farci mancare nulla. Come stiamo vivendo questa drammatica situazione ad Haiti e in particolare nella zona della nostra Missione Fidei Donum ad Haiti?

Possiamo riassumere la situazione dicendo che in questo periodo si stanno sommando tre grossi problemi che insieme mettono ancor più a dura prova la normale lotta per la sopravvivenza quotidiana.



a danno degli haitiani
Il primo problema è l’epidemia che ha raggiunto anche noi e comunque bloccato il paese e con il fermo di molte attività come nella maggior parte del mondo. Pur avendo per ora registrati solo 180 casi di persone prese dal virus e 15 decessi, non sappiamo se la realtà haitiana, così incontrollabile, nasconda ben altri numeri su una popolazione di almeno 9.000.000 di abitanti. Temiamo proprio di si. Pesa molto il blocco dei traffici commerciali specialmente con la adiacente Repubblica Domenicana che ha chiuso da due mesi le sue frontiere e gli Stati Uniti di cui tutti conosciamo il dramma attuale. Così ogni genere di prima necessità diventa sempre più introvabile e in balia del mercato nero e della speculazione.
Un secondo problema sempre legato all’economia è l’aumento del valore del dollaro sulla moneta haitiana, ormai siamo al cambio di 105 gourde per un solo dollaro americano così tutto costa di più perché tutto dipende dalla moneta statunitense.

Il terzo problema che affligge soprattutto il mondo agricolo dove la maggior parte delle famiglie trova normalmente, almeno in certe stagioni dell’anno un minimo di sostentamento, è la siccità che a varie ondate non ha permesso di trovare raccolto ormai da Novembre, anche dopo ripetuti tentativi di seminare, quando sembrava che un po’ di pioggia potesse dare speranza. Quindi niente raccolti, niente di niente da mangiare, se non acquistando a caro prezzo un po’ di riso.






La situazione in missione. Io stesso come missionario dipendo, in quasi tutto ciò ho per vivere e per aiutare a vivere chi mi è affidato, dagli aiuti di amici e comunità dell’Italia. Il mio mensile è già interamente utilizzato per i bisogni della missione, ma copre una minima parte dei bisogni che ho trovato e trovo ogni giorno. I progetti programmati e già avviati, sono del tutto bloccati per mancanza dei fondi promessi vista la paralisi conseguenza del lock-down. Ho sempre gli amici della Associazione Levhaiti di Arcisate, gli amici di Desio con il Moving for Haiti, ho gli amici di Melzo, in particolare il gruppo missionario “Le formiche”. Poi altri amici che sono stati anche a farmi visita o che hanno condiviso con me la missione. Penso anzitutto a sacerdoti in primo luogo come il nostro don Hervè Simeoni e poi a don Marco Tagliabue, don Giampietro Corbetta. Ho sentito da poco anche l’ingegnere Bertani che avrebbe voluto venire ad Haiti per continuare i progetti legati all’acqua potabile sponsorizzati da Filomondo e che per ora deve aspettare il momento buono per farlo. Così anche la Rotary Club della Valceresio, gli alpini di Arcisate e Varese. Tutti costoro sono giustamente alle prese con la crisi italiana e non mancano di sostenermi come possono, ma per ora è molto difficile reperire fondi da inviarmi visto il blocco di ogni attività o animazione di solidarietà. Certamente non sono solo, nel senso che ho alle spalle la diocesi di Milano che mi ha inviato e sono sempre in contatto con don Maurizio e l’Ufficio missionario per vedere il da farsi. Possiamo immaginare che anche una diocesi grande e illustre come quella ambrosiana sia caduta in grossi problemi anche economici vista l’assenza di servizi, di possibilità per mettere in atto raccolte di solidarietà e campagne di sensibilizzazione. Ho visto l’appello di più parroci italiani a chiedere solidarietà ai fedeli per sostenere la vita della parrocchia in mancanza delle offerte che arrivavano dalle celebrazioni e dai vari servizi resi. A livello specificatamente missionario poi, se non sbaglio, sono aperte nel mondo una quarantina di missioni Fidei Donum ambrosiane come la mia e tutte con gli stessi problemi

Fino al prossimo mese ho ancora qualcosa da gestire, poi raccoglierò le briciole e poi non so. Sono preoccupato, ma anche fiducioso. Vivere in missione aiuta molto ad abituarsi a stare in bilico sul limite più estremo senza perdersi nelle vertigini dello scoraggiamento e dello sconforto. Ho imparato a vivere affidandomi, senza che questo non tolga nulla all’impegno e all’intraprendenza evangelica.



Per il resto io sto bene, sia fisicamente che spiritualmente. Soffro anch’io per il fatto di non poter celebrare con il popolo, se non alla domenica con un piccolo gruppo sparpagliato tra le panche. Per il resto celebro da solo. Non posso girare tra le comunità, sia per le celebrazioni che per i vari servizi e resto “a casa” come indicato dai nostri vescovi e dal governo. Giovedì avremo una riunione con i vari responsabili delle comunità per vedere di mettere in piedi, anche per noi, una fase 2. Se mi ammalassi non troverei le cure adatte visto la mancanza di ospedali attrezzati. Inoltre anche i voli per l’estero e dall’estero sono ormai praticamente impossibili. Ho scelto di non partire quando due mesi fa era ancora possibile, quando i casi accertati erano meno di una decina, preferendo restare a condividere con il popolo haitiano questo momento difficilissimo. Pensavo che da qui sarei stato più utile e che bastasse, come finora è bastato, prendere le dovute precauzioni e stare prudenti.

Ho senz’altro più tempo per la preghiera e la riflessione il che non guasta proprio. Mi faceva riflettere una recente omelia di Papa Francesco sull’importanza di dare primato alla preghiera proprio perché sia Dio ad agire in ciò che facciamo e che facciamo in suo nome. Se c’è un spirito di Fede alimentato dalla preghiera e dall’ascolto della parola si può avere il dono della consolazione dello Spirito come direbbe l’amato Card. Martini, avere cioè la gioia di cogliere la presenza del Regno di Dio proprio nelle situazioni più umili e magari tribolate. Ed ecco un’altra Haiti “incoronata” perchè segno del Regno.

A questo proposito riflettevo sul fatto che proprio in questo momento più difficile e diremmo inadeguato, è finalmente fiorita ad esempio una azione verso i bambini portatori di handicap, che sono i più poveri tra i poveri da tutti i punti di vista. Ispirati e sostenuti dall’attività di Maddalena Boschetti denominata Aksyon Gasmi che opera in diocesi a partire dal centro di Mare Rouge, ho trovato una giovane infermiera, Navelie, disponibilissima a tuffarsi con amore e professionalità in questa avventura e l’epidemia non ha bloccato la sua iniziativa nel visitare le famiglie con i casi di bambini in difficoltà. Ne stiamo prendendo a carico diversi, giorno dopo giorno con il bel sostegno dell’associazione di Maddalena. Sono molto contento di questo perché è un fiore sbocciato alla faccia di tutte le difficoltà del momento. Da tempo Maddalena ci ha insegnato a chiamare questi bambini Sous Renmen, sorgenti d’amore ed è così. Questi bambini nascosti per vergogna e ignoranza cominciano ad avere un volto e un nome e soprattutto un aiuto.

Fanenry 

Nailove 
Obenji 




Ifodie 
I primi ad avere ricevuto le mascherine sono proprio i Sous Renmen 
Il pacchetto dono quindicinale: olio, zucchero, riso e fagioli 
Grazie Navelie, avanti con amore e coraggio 
Miss Navelie in servizio…ma con le dovute precauzioni …


Sempre nel campo sanitario bisogna fare i complimenti a Chiara Catenazzi, operatrice della nostra Caritas ambrosiana, anche lei rimasta coraggiosamente ad Haiti a prestare servizio come coordinatrice della Caritas diocesana di Port de Paix. Grazie al suo lavoro tenace, alla sua esperienza con i non facili collaboratori haitiani, sono continuate sul territorio le azioni per combattere contro la malnutrizione dei bambini più piccoli e per sostenere l’opera dei dispensari locali. Grazie a loro, un’altra organizzazione che voleva dare una mano offrendo sementi per la semina, si è appoggiata all’organizzazione del nostro dispensario per recuperare una lista di beneficiari scelti tra i più poveri e i più malnutriti. Si può dire che sia l’unico segno di attenzione rimasto per la popolazione da parte di enti o associazioni. Altre onlus e organizzazioni si sono ritirate da primi di febbraio e hanno sospeso ogni servizio, come anche il governo che per ora non ha dato nessun vero segno di risposta ai problemi della popolazione.

La piccola Naomi, ecco un altro segno del Regno. Alcuni giorni fa, la mamma di due chierichetti della parrocchia, si è presentata al mio studio portando in braccio un fagottino. Si trattava di una neonata abbandonata ad un incrocio tra la grande strada e un sentiero, vicino alla parrocchia. La bimba è stata partorita da una giovane donna demente, incapace di intendere e volere, che ha deciso di metterla in un sacco e abbandonarla al suo destino. Sarebbe morta se i suoi vagiti non avessero attirato l’attenzione di un passante. Adesso è stata accolta da questa nostra bella famiglia che abita vicino alla chiesa. L’hanno chiamata Naomi, bellissima come la famosa modella. La comunità ha deciso di dare una mano assicurando il costoso latte speciale in polvere per il suo nutrimento. Fra l’altro, la famiglia che l’ha accolta era appena uscita dalla tristezza del lutto per la morte del papà della mamma adottiva. Ora la vita e l’amore del Risorto è tornata a splendere nella loro casa con la gioia di tutti.



Qui da noi mancano le mascherine, anche se il governo le ha promesse, ma chissà quando le potremo avere noi del lontano e spesso dimenticato nord ovest. Un gruppo di giovani ragazze guidate da una sarta esperta, hanno deciso di organizzarsi per produrre mascherine fatte a mano, così nello stesso tempo si esercitano per apprendere l’arte della sartoria. Ne stanno realizzando un primo stock di 200 con il materiale procurato dalla parrocchia grazie ad un contributo inviato da don Hervè e utilizzando il locale della comunità e le tre macchine rimesse in sesto per l’occasione. Stanno lavorando alacremente e penso che diventeranno formidabili nel farne ancora tante altre e bene.

Un regalo faraonico. Una bella sorpresa, soprattutto inattesa in questo periodo dove in tanti vengono a trovarmi per chiedere un aiuto, anche solo un po di cibo perché non mangiano da un giorno o più. Il giovanissimo Olby, piccolo sacrista della parrocchia, si è presentato a metà mattina di ritorno dal solito giro mattutino per il controllo degli animali al pascolo . Teneva in braccio ciò che loro chiamano Pentad mawon, cioè una faraona selvatica difficile da prendere se non con trappole ben studiate. L’ha trovata impigliata in una delle sue e ha pensato di farmene dono. La mia cuoca ha fatto il resto e devo dire che era davvero squisita per il pezzettino che sono riuscito a mangiare perché inspiegabilmente il resto del povero animale se l’è pappato qualcun altro, ben gli faccia, vista la fame che affligge un pò tutti. Comunque ho apprezzato la gratuità di questo gesto più del buon boccone arrivato sul piatto. Bravo Olby!


Ora una storia triste che mi ha fatto soffrire non poco, una bella sfida per mostrare come l’amore di Gesù ci deve animare e ispirare. Un giovane della parrocchia, entrato in un giro di debiti o di cattivi affari, è stato scoperto da alcuni giovani collaboratori uscire dalla mia stanza con fare furtivo. Aveva trovato la mia chiave nascosta (non così bene evidentemente) che ne apriva il lucchetto. Sapeva che io ero impegnato al piano terra, nel mio ufficio a ricevere le varie persone. Il rumore della porta ha attirato i giovani che stavano risolvendo un problema informatico nella stanzetta accanto e che mi aspettavano per chiedermi dei consigli e pensavano che fossi stato io ad uscire dalla stanza. Lui, colto di sorpresa, se n’è andato di fretta ed è sparito dalla circolazione. Appena saputo, ho poi controllato e mancavano 8.000 gourde da una busta con 50.000 gourde che avevo nascosto nella cerniera di una valigia che ho trovato aperta e con i soldi in disordine. Non avrei voluto, ma la notizia si è propagata in un attimo fino a raggiungere gli haitiani della comunità residenti all’estero. Da qui la reazione del comitato che ha deciso di intervenire con forza e affidarlo al giudizio di un bravo giudice della zona, che prima di iniziare le indagini e il processo è venuto a trovarmi assicurandomi che avrebbe cercato di ottenere verità e giustizia, ma che tutto serviva perché il giovane prendesse coscienza del male fatto. Così lo hanno portato nella prigione del nostro comune a Jean Rabel per interrogarlo con calma e verificare altri fatti sospetti, visto che c’erano stati altri tre furti giù nel nostro ufficio parrocchiale di cui diventava ora il primo sospettato e visto che da tempo gestiva una quantità di denaro la cui fonte era inspiegabile. Lo scandalo però era più grave perché si trattava di un giovane inserito nella pastorale giovanile e nel gruppo liturgico, orfano di entrambi i genitori, accolto da varie famiglie e che anch’io avevo sostenuto per la scuola e altre necessità. La gente poteva dire ecco, sono tutti ladri quelli che bazzicano la parrocchia e se ne approfittano dell’ingenuo e buon padre Levi. C’è chi ha detto che rubare ad un bianco non è poi un crimine, anzi una sorta di giustizia per quello che i bianchi hanno fatto ai neri. Mentre era chiaro che il furto fatto a me, era fatto a tutte le nostre comunità, perché quei soldi servivano al bene di tutti.


Per dirla in breve, visto che il giovane non mostrava una vera disponibilità a confessare anche perchè incapace di difendersi e argomentare, il giudice avrebbe deciso, secondo la legge haitiana, di mandarlo nella vera prigione di Port de Paix, almeno per un mese, se non per sei. Si sarebbe trattato di un vero inferno umano dove avrebbe certamente subito umiliazioni e violenze di ogni genere. Ho scritto una lettera al giudice, perché tutti mi sconsigliavano di presenziare di persona al processo, dove ho chiesto clemenza e ho chiesto di rimandarlo a casa dove la comunità si sarebbe fatto carico di vegliare su di lui e aiutarlo ad uscire da questo male. Gli avremmo chiesto dei servizi di utilità sociale per ricambiare il male fatto con il bene e per far risplendere la luce misericordiosa del Vangelo. Il bravo giudice ha acconsentito e il giovane ha restituito almeno gli ottomila gourde sottratti dalla mia stanza, ed è ritornato a casa dopo i cinque giorni di reclusione prevista nel carcere comunale.

Due giorni dopo è venuto in parrocchia e mi ha abbracciato chiedendomi scusa e ringraziandomi commosso. Adesso si è deciso che stia discretamente a casa della famiglia di alcuni parenti e poi, ad acque calme, vedere come iniziare un cammino di recupero alla vita.

Ecco qui, secondo me, il Regno di Dio manifestarsi luminosamente proprio là dove tutto sembra perso e ottenebrato dal male, ecco le consolazioni dello Spirito là dove il Vangelo trova reale corrispondenza nella nostra vita quotidiana. Così trovo Haiti veramente incoronata perché segno e partecipazione del Regno di Dio.
Per concludere un video di repertorio dell’estate scorsa come augurio di poter rivivere al più presto la gioia di stare insieme e vivere tante belle esperienze anche con gli amici italiani…
Pè Levi Spadotto






















































































































































































































































































































































































































energetiche per le popolazioni più povere del mondo. Con il loro contributo abbiamo fatto ben cinque altre istallazioni nelle altre comunità più numerose dopo Ka-Philippe, come Gran Falez, Boukan Patriot, La Bellèe e Moustik che permettono anche a loro di ricaricare i telefoni, dare luce di notte in casi di emergenza colera o ricoveri urgenti nei dispensari, di offrire la ricarica di apparecchi per il suono e la musica 























Gli arcisatesi e i brennesi mi hanno dato tantissimi segni di solidarietà, di stima e affetto. Alcuni genitori hanno organizzato una cena di solidarietà al PalaVelmaio gestito dalla cooperativa che ha deciso














potuto partecipare alla serata del Mission Rock con il concerto dal vivo del gruppo Blascoforever. Ho gustato insieme a don Fabio la pizza fatta con il nuovo forno mobile e ho potuto stare un po’ 









nella sala teatro il Centro. Il cantante Lorenzo e membro storico del gruppo ha fortemente voluto l’evento coinvolgendo i suoi amici. Con Lorenzo mi ricordo le belle sfide a pallavolo, quando anch’io mi potevo permettere certe acrobazie e certe belle schiacciate. Lui era un fenomeno e io mi impegnavo a non sfigurare. Indimenticabile era stata la 24 ore di volley in palestra. Con commozione, proprio lui in persona, mi ha chiamato sul palco e mi ha regalato una mini palla di Pallavolo con la scritta Beagles come ricordo della serata da portare ad Haiti. Le ACLI di Desio hanno approfittato dell’occasione per donarmi il loro generosissimo contributo come associazione.







nemmeno a scuola o in chiesa per la vergogna della mancanza di vestiti.

una macchina e che si spostava da Ka-Philippe.
vogliono bene e lei è davvero piena di vita.
PROGETTO SELFINA potrebbe essere un progetto per il sostegno dei bambini più poveri tra i poveri, un aiuto per cibo, vestiti e la scuola.


Li leve byen vivan, alleluia
vita dopo una bella dormita. Mai stato così bene! Il linguaggio semplice della gente povera di Haiti non ha certo categorie teologiche per esprimere il prodigio della Risurrezione di Gesù. In fondo, come ci ha fatto notare Padre Ermes Ronchi, il linguaggio usato dai vangeli è lo stesso. “Si è
levato”, si è alzato in piedi”, come noi ogni mattino dal nostro letto. Gli evangelisti stessi non hanno trovato altro linguaggio per descrivere cosa sia successo il mattino di Pasqua se non quello semplice del risveglio, del levarsi in piedi, quello del quotidiano
riprendere la vita ad ogni mattino. Così riprendo lo stesso linguaggio pasquale per augurarvi di svegliarvi bene, di sentirvi davvero pieni di forza e di speranza, di stare bene come non mai per riprendere la vita e affrontarla con una gioia nuova e con tanto amore.
Un esempio di risurrezione quotidiana me lo ha dato una ragazzina di 12 anni, Elid. E’ una ragazzina che se è viva è proprio grazie agli aiuti arrivati dall’Italia che mi hanno permesso di rafforzare il servizio sanitario e la cura dei malati. Il responsabile della comunità di Boukan Patryot mi aveva avvisato della malattia di questa bambina e che l’infermiera del locale dispensario dava ormai per spacciata, a meno che fosse stato possibile portarla nel più vicino grosso ospedale di Jean Rabel per tentare qualcosa. Ero stato a visitarla e la conoscevo perché faceva parte del gruppo di bambini in preparazione alla Prima Comunione. Abbiamo subito organizzato il trasporto e grazie alla nostra Jeep è stata portata all’ospedale con urgenza. Il dottore che l’ha visitata ha detto che se avessimo tardato un giorno ancora sarebbe mo
rta. Dopo alcuni giorni di flebo e di cure Elid è guarita ed è tornata piena di forze e di voglia di vivere. Abbiamo poi celebrato la Prima Comunione due settimane più tardi. Poi lei è entrata nel gruppo Kiwo diventandone una presenza tra le più forti ed entusiaste, tanto da meritare un posto come responsabile dei più piccoli.
La zia intanto si è ammalata e ora è lei che cerca di governare la casa, di procurare l’acqua e qualcosa da mangiare. Nella borsa aveva una pannocchia, una cipolla e due piccole patate date da qualcuno. Mi ha davvero sorpreso il coraggio e la forza di questa ragazzina che ha deciso di propria iniziativa di muoversi, di fare tanta strada da sola e di cercare aiuto per la zia. Gli ho dato riso,
pasta, fagioli e olio. Gli ho dato dei soldi per acquistare il resto responsabilizzandola nel darmi il resoconto e ho poi inviato la nostra infermiera a visitare la zia. Dopo che ha fatto tanta strada a piedi e per aiutarla con il carico di cose da portare a casa ho chiesto ad un nostro giovane di portarla con la mia moto a destinazione (e per lei era la prima volta) . Era già sulla moto, quando ad un tratto è scesa, mi ha abbracciato contenta e mi ha dato un bacio sulla guancia, dicendomi grazie. Gli ho detto che se io posso aiutare lei e tanti altri come lei è grazie alla generosità di tanti amici italiani che ci vogliono bene. In questi giorni le farò ancora visita per vedere come va la situazione e accordarmi con il responsabile laico della comunità.
Un altra storia di risurrezione è quella di Chelin una ragazzina di 11 anni che era a Port au Prince il 12 Gennaio 2010, quando il terremoto ha devastato tutto e ucciso quasi 250.000 persone. Tra queste vittime c’erano anche il suo papà e la sua mamma. Lei, che aveva 4 anni all’epoca, è miracolosamente rimasta illesa, non avendo più un familiare in vita, è stata mandata dalla zia, nel nord ovest di Haiti, a Fouby, una piccola frazione della cappella di Boukan Patryot. Così è stata accolta dai suoi parenti di qui. La zia però non ha mai mostrato molto amore per lei e adesso, che è diventata più grande, gli viene rinfacciato di essere un peso per la famiglia. Così l’altro giorno, mentre ero in visita al cantiere per la ricostruzione della chiesa della comunità di Fouby crollata con il ciclone, mi ha chiesto un favore. Mi ha detto:” Mon Pè, ho saputo che stai comprando pecore e caprette per aiutare la gente colpita dal ciclone. Non avresti una capretta o una pecorella anche per me? Così mia zia finalmente mi tratterà con rispetto e sarà contenta di me perchè ho portato a casa una pecorella o una capretta. Così non dirà più che sono un peso”. Potete immaginare come questo mi abbia toccato il cuore e dopo aver chiesto maggiori informazioni sulla bambina e aver verificato che davvero le cose stavano come lei diceva (caratteraccio della zia compreso), le ho dato i soldi (circa 3500 gourde, quasi 40 euro) e
l’incarico di andare lei al mercato con una sua cugina più grande per acquistare una bella pecora. Due giorni dopo sono tornato da quelle parti per incontrare Chelin e fare due foto. La pecora scelta è anche incinta e presto darà alla luce uno o più agnellini. Le ho chiesto se adesso la zia è contenta di lei. Mi ha detto. ” mon Pè, adesso mi tratta benissimo e non mi rinfaccia più niente. Mi sembra di vivere in un’altra famiglia. Grazie tantissime mon Pè!”. Come non rinviare questo grazie a tutti voi che ci avete inviato fondi per restituire a tante famiglie qualcuno degli animali persi nella strage provocata dal ciclone?
Il tempo è passato così in fretta che non mi sono quasi accorto di aver saltato l’appuntamento con il blog da quasi due mesi. Vi devo delle scuse, ma davvero l’intensità della vita di questo periodo mi ha preso la mano, la testa e il cuore. E’ stato un
minestrone, una zuppa piena di ingredienti e di gusto. Qui ad Haiti la zuppa più buona, con carne, patate, cipolle, pane, banane, legumi e spezie varie, si chiama “bouyon” e ve la consiglio quando verrete ad Haiti a farci visita (ma non chiamatela zuppa – soup- se no si offendono).
ico Ferrero, e che ho adattato al mondo haitiano. Si narra di un uomo misterioso, uno straniero che entrato in un villaggio ha chiesto alla prima signora che ha incontrato se aveva qualcosa da mangiare. Lei rispose quasi seccata: “No io non ho niente da darti, qui siamo tutti poveri”. L’uomo per niente scoraggiato le risponde:” Ok. Ma possiamo fare così. Io ho qui nella mia borsa una roccia speciale che se messa a bollire in una grande pentola è capace di trasformare l’acqua bollita nel bouyon più buono del mondo”. La donna stupita e incuriosita accetta di
procurare la pentola e chiede aiuto alla vicina per la legna e ad un’altra per l’acqua. In men che non si dica tutto il villaggio si è radunato attorno alla grande pentola sul fuoco. L’uomo misterioso mette il sasso speciale nella pentola e dopo un pochino, dopo aver ben mestolato, assaggia un po’ della zuppa. “Uhm, veramente buona… Ma mancherebbe qualche patata. Qualcuno può offrirla?”. Una donna corse subito a casa a prendere
delle patate che dopo averle pelate vengono gettate nella pentola. Ancora un assaggio e lo straniero dice.” Uhmmm… adesso sì che è ancora più buono. Ma se ci fosse della cipolla…”. Un’altra donna corse a prenderle a casa. Ancora una bella girata di mestolo e ancora un assaggio. “Mezanmi, veramente ottimo, ma… se ci fosse un pezzettino di carne…”. Anche qui, spinte dalla curiosità e ormai conquistate dal buon profumo che usciva dalla pentola alcune donne andarono a prendere un po’ di carne. “Poi, assaggio dopo assaggio, il misterioso cuoco venuto da chissà dove, chiedeva l’apporto di qualche altro ingrediente trovando da parte di tutti una inaspettata disponibilità ad accontentarlo.
Alla fine lo straniero disse: “Un pizzico di sale e… uhmmmmmm … Adesso sì che abbiamo il bouyon più buono del mondo! Andate a prendere piatti e scodelle e venite a mangiare questa delizia. Tutti corsero a prendere piatti e scodelle e tutti mangiarono con grande gusto questo bouyon davvero buono. Tutti erano piena di gioia e di allegria e tutti potevano dire:” E’ anche merito mio se è così buono!”. Mentre tutti mangiavano soddisfatti, l’uomo venuto da chissà dove scomparve senza che nessuno se ne accorgesse, ma lasciando a quella comunità
il misterioso sasso che non aveva niente di magico, ma aveva fatto il miracolo di suscitare la collaborazione di tutti. Così da quel giorno il villaggio non mancò ogni tanto di ripetere l’esperienza di condividere ciò che avevano per fare il bouyon più buono del mondo, soprattutto quando avevano bisogno di sentirsi una comunità più unita e solidale.
Il vangelo citava le parole di Gesù all’inizio del discorso della montagna: “ Voi siete il sale della terra…. Voi siete la luce del mondo… Così ho voluto aiutarli a capire cosa vuol dire


ione di non riempire la pentola del villaggio dei miei sassi. L’emergenza del post uragano ha
richiesto un grande sforzo economico per dare un minimo di rispost
a a tante urgenze. Ho trovato tanto aiuto da parte degli amici in Italia e devo dire grazie a tutti voi. Non solo ad amici e famiglie di Arcisate, di Brenno, di Melzo, Desio, Zibido S.Giacomo,
Monza, Besnate Jerago, Ponte Sesto… Ma anche alla nostra Caritas Ambrosiana e all’Ufficio missionario con la Fondazione Lambriana.
Noi sacerdoti Fidei Donum dovremmo agire proprio come il misterioso personaggio della storia e cercare quindi di essere presenti come uno stimolo ed un incoraggiamento per
far venire alla luce ciò che è buono in loro, ciò che la gente stessa può far fare a partire dalle proprie risorse. Assaporare insieme a loro il gusto buono della solidarietà, della condivisione. Valorizzare il contributo di ciascuno anche se piccolo…
In questo momento storico Haiti ha un nuovo presidente, Jovenel Moise, cattolico e uno che è della nostra zona, del nord ovest dell’isola. Per quel che si può intuire sembra davvero un buon uomo, una persona onesta e interessata al bene del paese. La gente nutre molta speranza in lui, soprattutto la popolazione di questo angolo di terra haitiana più trascurato dai governi precedenti. Alla fine di Gennaio
c’è stato il secondo turno di elezioni la scelta delle autorità locali, tra i quali i cosiddetti Kasek, che sono come i nostri sindaci. Anche Ka-Philippe ha finalmente fatto eleggere una persona della comunità stimata da tutti, miss Franswa, una bravissima signora, formata come infermiera professionale e che fa parte anche del comitato parrocchiale. Altri due sindaci eletti in altre località del territorio parrocchiale sono persone che provengono dalle nostre comunità cristiane. Un trio di tutto rispetto e che davvero fa ben sperare. Anche questi sono ingredienti indispensabili per dare un gusto nuovo alla vita di tutti.
L’ingegnere Giuseppe Bertani è stato tra noi per pochi giorni, ma come sempre, ha portato una ventata di energia e di intraprendenza che ha saputo contagiare tutti. C’erano con lui anche Antonio e Roberto , storici volontari e benefattori di Abbiate
Guazzone che però ho potuto appena salutare e abbracciare un momento quando sono passati di qui. Hanno avuto molto da fare con don Claudio e i lavori in corso a Mare Rouge. Con Giuseppe invece ho potuto verificare la possibilità di un progetto per dare l’acqua potabile alla mia zona, soprattutto a Ka-Philippe. Abbiamo visto le due
sorgenti più idonee dove la gente scende a prendere l’acqua ogni giorno camminando per un’ora buona in discesa per poi risalire con il peso delle taniche piene. Il progetto richiederà l’istallazione di due stazioni di pompaggio con l’alimentazione a pannelli solari. Si dovrà sistemare la zona delle
sorgenti con muri di rocce e cemento e con cisterne di raccolta. Poi ci sarà da stendere e interrare almeno 3,5 km di tubo. L’acqua sarà distribuita in quattro o cinque punti costruiti lungo la grande strada che attraversa Ka-Philippe con i rubinetti e il bacino di arrivo.
Un comitato di responsabili ci hanno accompagnato e guidato in tutto il percorso. Erano presenti rappresentanti di coloro che lavorano e risiedono all’estero, a Miami e che da sempre si adoperano per sostenere lo sviluppo e le opere sociali del posto dove sono nati. In particolare Guibert Saint Fort è il punto di riferimento principale, molto amato e stimato sia a Ka-Philippe come nelle comunità haitiana che risiede a Miami. Con loro abbiamo concordato il da farsi e come impostare la gestione futura della distribuzione quotidiana e della manutenzione.
Se il progetto di Ka-Philippe appare una cosa davvero grande, bisogna moltiplicarlo 10 volte quasi per avere l’idea del progetto che invece verrà realizzato sull’isola della Tortuga, la famosa isola dei pirati. Giuseppe è stato interpellato come esperto e a nome di una fondazione di Roma ha verificato la fattibilità del progetto e
l’impostazione dei lavori. Così ho potuto accompagnarlo nei due giorni di visita all’isola per fargli da interprete con il creolo. La Tortuga è davvero un isola con zone molto belle e ricche di vegetazione. Il tratto
di mare da attraversare richiede quasi un‘ora di tempo e le correnti generano un bel movimento di onde non consigliabile per chi soffre il mal di mare. Il bello è stato salire sulla barca portati sulle spalle dagli addetti al servizio perché non c’era il molo per l’attracco.
La sorgente la si raggiunge dalla costa lungo un canalone nascosto dalla vegetazione (magari come facevano i pirati), oppure dall’alto scendendo per i sentieri che la gente percorre ogni giorno per prendere l’acqua. La fonte è ricchissima e la quantità di acqua come la qualità sono spettacolari. Tutto il progetto è valutato con un costo di circa 500.000 dollari (dieci volte quello di Ka-Philippe appunto). Il tutto potrà dare acqua a gran parte dell’isola con circa 12 punti di distribuzione.

nell’occhio, un piccolo numero alla volta, e senza accendere appetiti speculativi (io non mi faccio vedere, perché se vedono un bianco ad acquistare i prezzi salgono di botto…). Inoltre, il problema
delicato è la gestione degli animali da donare attraverso un comitato che possa verificare l’attività in modo che chi ha ricevuto in dono gli animali possa restituire alla comunità il primo capretto che nasce. Così si crea un circolo
virtuoso che permette di accontentare sempre più famiglie con i nuovi nati e ripopolare di animali la nostra zona. Colgo l’occasione di dire grazie a tutti coloro che hanno aderito all’operazione “pecorella” e simili, perché ora cominciamo a vederne i frutti…
Il territorio della parrocchia è così vasto che mentre ad un estremo si comincia a seminare nella zona opposta si sta già raccogliendo. Inoltre c’è una buona varietà di prodotti a seconda del tipo di
microclima che si crea nelle varie zone, quindi da un parte il miglio (pitimì) è già maturo, da un altra ci sono già i primi fagioli, in un altra il mais è a buon punto, in un’altra ancora i pistacchi sono pronti…. Così chi è stato da noi aiutato per la semina dei fagioli subito dopo l’uragano ora può già restituire una percentuale del raccolto da donare ad altri che semineranno per i primi di marzo… Così sarà per altri prodotti dove il nostro aiuto è stato davvero provvidenziale nei mesi di ottobre e novembre. Anche qui ci crea un circolo virtuoso di solidarietà e scambio che continuerà anche per altri raccolti e per altre semine. Così abbiamo i primi segni concreti che si sta davvero uscendo dall’emergenza.
Una parte di fondi è servita per dare una mano alla ricostruzione delle case danneggiate. Non ho intrapreso direttamente le costruzioni, ma ho dato del materiale
(cemento, paglia, assi, travi, lamiere per il tetto,…) o un contributo per pagare muratori e falegnami a seconda delle disponibilità e dei casi. E’ stato un incoraggiare l’attività delle famiglia e sostenere i loro sforzi per ripristinare le abitazioni dopo la devastazione dell’uragano. Ci vorrebbero molti più fondi per accontentare più famiglie, ma non si può fare tutto e la gente lo capisce. Abbiamo aperto i dossier di chi mette in lista di attesa e di chi, come noi, spera nella provvidenza.
Grazie al contributo della Fondazione Lambriana secondo una scelta fatta in accordo con il nostro ufficio missionario abbiamo intrapreso la ricostruzione di tre chiese crollate a
terra con l’uragano. Sono zone molto povere, dove l’esistenza di un edificio per la preghiera crea aggregazione e forza tra i fedeli cattolici, soprattutto in un contesto di forte presenza della chiesa protestante. La somma destinata è stata di 27.000 euro che ho diviso in tre parti uguali per ogni costruzione. Ho chiesto alla gente tutta la collaborazione possibile per far rendere al massimo i soldi a
disposizione per arrivare almeno al tetto. Così ho cominciato con Loubye che è il progetto della chiesa più grande (18.50 x 9) perchè aspira a diventare una cappella e ne ha la chance. Purtroppo nel gettare le fondamenta abbiamo dovuto restare più alti con un utilizzo di materiale maggiore a causa di probabili allagamenti in caso di forti piogge. Siamo arrivati al tetto spendendo circa 11.000 dollari e per ora ci siamo fermati qui. Al posto delle pareti che mancano mettereno un intreccio di foglie di palma in attesa di avere un giorno altri fondi. La gente ha contribuito con l’acqua, recuperando le rocce,
trasportando il materiale, facendo da mangiare a costi limitati per chi lavorava. I muratori e i manovali, quasi tutti appartenenti alla stessa comunità, hanno volutamente lavorare per una cifra minima e sottocosto. Immaginatevi una cosa così quanto sarebbe costata in Italia, per me è già un miracolo
arrivare dove siamo arrivati! Il giorno della grande gettata di cemento per il pavimento tutti hanno scelto di lavorare gratis e tutti hanno contribuito per il cibo da dare a tutti senza chiedermi un gourde (non ci vedete la realizzazione della storiella del sasso e del bouyon?). Adesso sto cominciando con la seconda chiesa crollata di Fouby per poi passare a quella di Vye Hatte. Per queste conto di far bastare i rimanenti 16.000 dollari, anche perchè saranno più piccole e destinate a comunità meno numerose.











Dopo l’uragano anche il tema della sanità è entrato a pieno titolo nella grande emergenza e ha chiesto un grande sforzo per dare risposta ai problemi d
i salute connessi alla mancanza di cibo e di risorse per vivere. Abbiamo dato forza alle attività dei nostri dispensari, abbiamo arricchito di quantità e qualità la scorta di medicinali e dato più disponibilità nei vari servizi. In particolare ritengo davvero provvidenziale il servizio di visita a domicilio e un coordinamento più preciso e studiato delle attività dei dispensari. Devo dire grazie alla nostra Miss Shinaidine che è entrata in piena sintonia con il servizio con capacità e passione. Per lei ho intenzione di acquistare un altra moto per agevolare gli spostamenti là dove la macchina non può arrivare e dove a piedi ci si metterebbe troppo tempo per arrivare a dare soccorso. Con Shinaidine stiamo portando avanti gli incontri con i bambini portatori di handicap insieme alle loro famiglie, sia nelle cappelle come nelle varie frazioni. Tutto questo nello spirito di Aksyon Gasmi di cui Madda è responsabile, come già sapete. Una attenzione privilegiata ai più poveri tra i poveri perchè piccoli e con gravi
per ogni necessità. Grazie al suo interessamento abbiamo potuto dare al piccolo Loveson una gamba nuova e a Selfina un apparecchio correttivo per la sua gambina storta. Ma incontro dopo incontro scopriamo che si sono tanti Loveson e tante Selfina un pò dappertutto… Noi ci mettiamo tutto il nostro cuore e le nostre risorse, le risposte non potranno che aumentare a vantaggio di tanti altri.
Dopo due mesi di viaggio, intorno alla metà di Gennaio, abbiamo ricevuto il materiale raccolto in Italia nei mesi prima del Natale.
comunque arrivato e proprio ieri ci hanno avvisato che anche le ultime scatole sono sbarcate pronte per essere portate nei prossimi giorni a Ka-Philippe. Grazie davvero a tutti e avrò modo di mandarvi il resoconto con delle indicazioni su che cosa è meglio inviare in seguito, secondo le disponibilità.
Un ingrediente di gusto nell’azione pastorale sono i nostri giovani, in particolare la loro partecipazione alle varie attività. In particolare va notato il crescere esponenziale delle adesioni di bambini, ragazzi e ragazze e giovani al gruppo Kiwo (vi ricordate, tanto per intenderci, qualcosa di simile ai nostri gruppi scout). E’ così vero che ormai tutte le cappelle e le frazioni hanno un gruppo così. Piano piano li stiamo aiutando ad avere le uniformi e il materiale necessario per la vita del gruppo. Sosteniamo con forza e convinzione la formazione degli aderenti e in particolare dei responsabili che non mancano agli appuntamenti formativi sia regionali che diocesani e nazionali.
Era cosi tanto che non scrivevo che rischio di mettere troppo in una volta sola. Il mio cuore è già pronto a promettervi di fare subito un’altra puntata per finire di raccontare e illustrare, spero che la realtà della vita di ogni giorno me lo possa permettere. Quindi a presto con altre informazioni e immagini, ve lo dice il mio cuore.




andi parti dell’isola. Ricordo ancora quelle parole che sottoscrivo in pieno:” GRAZIE A VOI, anche se dopo tante sofferenze causate dal terribile uragano e pur in mezzo a tante difficoltà, NOI POSSIAMO DI NUOVO TORNARE A SORRIDERE”.



















dedicare all’emergenza della mia missione ad Haiti. Si sta ora cercando di proporre la commedia “le nipoti del sindaco” anche agli amici di Melzo e di Arcisate. Trovo che sia stupendo vedere l’intreccio di queste amicizie e di come si possa collaborare insieme per il bene dei più poveri.


























