Archivio mensile:Dicembre 2018

NWEL  LA SAN LIMIT YO
IL NATALE SENZA LIMITI

Superare i limiti si può, ecco la sensazione che provo nell’essere immerso in tanti bei lavori che cambieranno la qualità della vita dei nostri parrocchiani haitiani… Quando ho iniziato a Dicembre del 2015, vedevo come un limite tutti gli edifici semi-diroccati a causa di una quindicina di anni di abbandono, i tetti scheletriti con qualche pezzo di lamiera arrugginita miracolosamente rimasta su e in balia dei colpi di vento che componevano l’abituale sinistro concerto notturno di scricchiolii, attriti metallici e i vari tam-tam di parti penzolanti che sbattevano tra loro. Mi dicevo: beh, adesso inchiodiamo bene quella lamiera, evitiamo che quel muro crolli del tutto in attesa di metterci mano sul serio, togliamo dalla vista tutto il materiale sparso a terra e in ogni angolo, mettiamo un po’ di terra e ghiaia da dove si formano pozze d’acqua e fango nel cortile… così ho cominciato a far qualcosa, superare qualche limite nel piccolo di quanto potevo fare e far fare… Da allora tanto è stato fatto e mi sembra incredibile constatare tutti i progressi raggiunti… Gli edifici parrocchiali rimessi in condizioni dignitose e solide, tetti, muri, armadi, banchi, lavagne, sedie, servizi igienici, un minimo di abitabilità per me sul retro della chiesa, con due stanzette e un cucinino, poi l’ufficio parrocchiale e l’ufficio per il sacerdote, le due cisterne sotto la chiesa rimesse in sesto, più una nuova per la scuola, lo spazio cucina per la mensa scolastica e le riunioni dei gruppi o le feste. Il nuovo tetto del dispensario, il sistema con i pannelli solari e le batterie per dare la corrente… e poi quattro chiese ricostruite dopo i disastri combinati dall’uragano Matthew, altri tre dispensari riaperti e risistemati nelle zone più remote del territorio parrocchiale, l’avvio delle tante attività caritative, come il magazzino alimentare per sfamare i più poveri, il progetto caprette, il progetto Selfina con le adozioni a distanza, il servizio sanitario a domicilio, la formazione di operatori Caritas distribuiti in tutte le 17 comunità della parrocchia. Poi c’è tutta l’attività pastorale che si è sviluppata in diverse direzioni, in particolare quella formativa per i responsabili delle comunità e dei gruppi, la scuola della Fede per gli adulti, gli incontri mensili per i leader dei giovani, il gruppo Kiwo ormai presente in tutte le 17 comunità….

Non avevo proprio idea di poter arrivare a tanto e non era una strategia così facilmente programmabile a priori. Gran parte di quanto si è fatto era legato alla provvidenza. Se ho imparato qualcosa finora da questa missione è davvero l’affidarmi a Dio e alla sua opera nei cuori di chi si è messo in gioco per aiutare la nostra missione.

Un altro guadagno è che se vedo dei limiti, mi sento portato a superarli e a farli superare. Non mi fascio la testa con i ma e con i se, mi dico: prima o poi ci riuscirò, prima o poi con l’aiuto del Signore e di chi ci vuole bene troverò mezzi e modi, ne sono certo! Proprio vero che I limiti non sono un ostacolo, ma un invito, una sfida, una opportunità.

 

In questo momento della vita di missione stiamo per realizzare tre grandi obiettivi, impensabili due anni fa. Il primo è dare l’acqua potabile a Ka-Philippe e far fare all’acqua di sorgente 3,5 km di percorso, per un dislivello di circa 350 metri, con pompe azionate dall’energia solare. Il secondo è un progetto di sviluppo agricolo sostenuto e promosso insieme alla nostra Caritas Ambrosiana con la creazione di una “cassaverie” per la lavorazione della manioca amara che ha il suo habitat ideale nella nostra zona e che coinvolge centinaia di nostri contadini. Il terzo è il completamento della costruzione della casa parrocchiale, iniziata l’anno scorso, che diventerà un centro missionario e base di appoggio per accogliere sacerdoti, missionari, volontari e operatori.

ACQUA POTABILE, DA KABONET A KA-PHILIPPE

Ci siamo, ormai il più è fatto, se Dio vuole, per Natale avremo l’acqua a Ka-Philippe. C’erano tre bacini da costruire, tre chilometri e mezzo da scavare, con un canale profondo 60 cm e largo trenta per interrare i tubi di portata. Un chilometro e mezzo è stato scavato dagli stessi proprietari dei terreni attraversati con un giusto compenso, ma gli altri due chilometri per arrivare fino al bacino di distribuzione situato sulla collinetta davanti alla chiesa è stato fatto gratis dalla popolazione stessa, cattolici, protestanti e perfino gente vuduista. Io ho procurato il pasto quasi ogni giorno, ma alcuni giorni sono stati loro stessi a offrire e cucinare il cibo. Non si era mai visto questo lavoro di insieme, le chiese tra loro, i vari gruppi religiosi e civili. L’acqua sarà davvero un dono e la vita per tutti.

Mancano i dettagli per finire di istallare e connettere le pompe, i pannelli fotovoltaici, e fare poi le prove di collaudo, ancora una quindicina di giorni e potremo vedere l’acqua uscire dai rubinetti di Ka-Philippe. Sarà una festa per tutti! Ringraziamo ancora gli amici di Filomondo con l’ingegnere Bertani, gli Alpini di Varese e Arcisate, gli amici di Desio e gli amici Levhaiti di Arcisate. Nel complesso un progetto che arriverà a costare circa 60.000 dollari o poco più, ma ben coperto dagli aiuti ricevuti.

PROGETTO “CASSAVERIE”

Dopo l’uragano Matthew, che nel 2016 ha provocato distruzione e danni ingentissimi, la nostra Caritas Ambrosiana è intervenuta per dare una prima risposta alle varie emergenze. Finita l’emergenza più grave, si è deciso di contribuire a favorire progetti di sviluppo. Uno di questi è stato individuato come progetto “Cassaverie”, cioè favorire la produzione della Cassave che è una specie di focaccia prodotta con la farina di manioca, della qualità più preziosa definita “amara” (se non cotta e trattata, ha una certa tossicità). La zona è infatti assai favorevole alla coltivazione della manioca amara, ci sono centinaia di agricoltori interessati e che stavano per perdere la tradizione di questa coltivazione a causa della difficoltà della lavorazione del prodotto. La manioca è invece un tubero che resiste alle intemperie e ai capricci del meteo, può essere la base per diverse produzioni alimentari e se trasformato in farina si conserva a lungo e può colmare il deficit alimentare della vita delle famiglie che vivono e sopravvivono di ciò che riescono a coltivare. Le coltivazioni di mais, patate e fagioli spesso sono messe a rischio dalle variazioni di clima, soprattutto in caso di periodi di siccità o di maltempo, mentre la manioca resiste.

Si è costituito un comitato, si è fatto un censimento degli agricoltori interessati e con loro ci sono stati sia incontri formativi che visite campione ai terreni. La Caritas diocesana di Port de Paix è stata coinvolta in collaborazione con la nostra Caritas di Milano, grazie alla mediazione dei nostri operatori italiani presenti sul posto, tra cui Francesca e Chiara. Ci sono stati incontri formativi per discutere e definire il progetto con la presenza di esperti, di un agronomo, Fritz, in servizio nello staff haitiano di Port de Paix.

 

 

La situazione delle coltivazioni è ancora buona, anche se in alcuni terreni andrebbe ripristinata la semina e la cura delle piantagioni. L’idea è di costruire un magazzino-laboratorio a Ka-Philippe, con macchinari atti alla lavorazione del prodotto: pelatura, frantumazione, essiccazione, trasformazione in farina e poi la produzione delle focacce con un forno per la cottura. In seguito c’è da confezionare il prodotto e la spedizione e trasporto nei centri di mercato interessati.

La cassave secca è molto amata dagli haitiani e tutt’ora la domanda è alta e non trova risposta sufficiente, lo spazio di mercato è assai promettente e proficuo.

A questo si aggiunge che la farina può essere distribuita a prezzi favorevoli alle famiglie per la produzione di polenta o di pane. Tutta l’attività del magazzino darebbe lavoro a parecchie famiglie e garantirebbe un introito a tutti gli agricoltori.

Nel progetto c’è spazio anche per attività formative per gli agricoltori stessi e per creare un fondo in caso di malattia o di incoraggiare la coltivazione e la sistemazione dei terreni.

La Caritas diocesana crede molto in questo progetto, insieme a don Levi e la gente di Ka-Philippe. Su 17 comunità che formano la parrocchia, ben 14 sono coinvolte direttamente nel progetto, con più di 200 coltivatori già attivati e pronti a rispondere all’iniziativa.

I costi previsti sono come minimo sulla cifra di 25.000 euro, ci attendiamo una bella risposta dalle nostre parrocchie ambrosiane che hanno scelto questo progetto come iniziativa caritativa del tempo di Avvento, ma si conta di trovare anche qualche altra risorsa per garantire la piena realizzazione del progetto e della sua gestione.
In questi giorni si sta provvedendo ad iniziare la costruzione dell’edificio (circa 10.000 euro) e il reperimento dei macchinari utili (almeno 10.000 euro), per poi passare ai costi di avvio della produzione con l’acquisto della manioca, l’assunzione di operai operaie…

 

Schizzi dell’edificio da realizzare

Come si può intuire dai disegni, l’edifico sarà molto semplice, dalle dimensioni di mt 12 x 7, con due lati porticati, un ufficio, un deposito

dav

materie prime, un deposito prodotti pronti per la vendita, una grande sala per la lavorazione che conterrà i macchinari e il forno per la cottura, un servizio igienico, una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana nelle fondamenta, il

tetto in lamiera.
Contiamo di realizzare la costruzione restando nella cifra di 12.000 dollari US.
PROGETTO CASA PARROCCHIALE

Il progetto per costruire la casa parrocchiale e centro accoglienza di Ka-Philippe chiede ora di entrare nella seconda fase per arrivare alla sua completa realizzazione. L’urgenza per completare l’opera è anche dettata dall’arrivo di un altro sacerdote Fidei Donum don Erve che affiancherà don Levi ed è già presente ad Haiti e che per ora resta di base a Mare Rouge per conoscere meglio la lingua locale, ma da fine gennaio sarà in pianta stabile a Ka-Philippe. Ogni tanto però trascorre già qualche giorno anche a Ka-Philippe per visitare la parrocchia e organizzare il futuro lavoro pastorale con don Levi. Inoltre è ancora più forte l’esigenza di offrire accoglienza ai gruppi di volontari che sempre di più chiedono di venire in missione per offrire il loro servizio e la loro solidarietà

Il lavoro svolto finora è stato lo smantellamento delle parti inutili del precedente edificio pensato come officina meccanica, il consolidamento di quanto rimaneva e di utilizzabile, la creazione di altri spazi con nuove fondazioni e una primo livello di costruzione per arrivare alla soletta. Si è creata la strada di ingresso per l’accesso ai cortile e al garage. Sono state già scavate le fosse perdenti per lo scarico di bagni e toilette. Nella struttura sono già stati predisposti gli impianti idraulici e quelli elettrici. E’ stata realizzata e finita una delle due cisterne previste per la raccolta dell’acqua piovana. Per circa mezza costruzione è già stata realizzata la soletta superiore in cemento armato.

In questa seconda fase bisogna finire la soletta nella parte restante della casa, soprattutto nella zona delle camere. Sono da realizzare i portici, la struttura in travi di legno e la copertura del tetto in lamiera, i pavimenti, la piastrellatura di pavimenti e bagni, la collocazione dei sanitari. Manca di scavare un dei tre pozzi perdenti necessari e ultimare la loro copertura in cemento e la connessione ai sanitari. Manca di finire una delle cisterne (quella che servirà al servizio cucina) e di portare a termine il sistema idraulico e quello elettrico. L’energia elettrica sarà fornita da una decina di pannelli solari (già in possesso) che alimenteranno 16 batterie e un generatore di corrente a benzina o diesel. Poi c’è da procurare l’arredamento per le 5 stanze, le tre sale, la cucina e i due depositi.

Per i lavori vengono impiegati quotidianamente circa 20/25 operai più 5 capomastri esperti e un direttore dei lavori. Un manovale costa 400 HTG al giorno (4,5 €), un capomastro 800 HTG (9,5 €), il direttore lavori 1200 HTG (13,5 €). In più si da mangiare e da bere a tutti con un costo di 70 HTG a testa al giorno (0,90 € c.a). Il trattamento economico è quello che normalmente è in uso in questa zona di Haiti.

Finora sono stati spesi circa 50.000 euro, in gran parte finanziati dalla Fondazione Lambriana con la mediazione del nostro Ufficio Missionario di Milano (contributo di 40.000 € ). Una volta terminati questi fondi ci siamo fermarti per alcuni mesi in attesa di avere altri aiuti.

Per finire di realizzare l’opera occorrono almeno altri 60.000 euro. Alcune varianti necessarie non previste e il lievitare del costo del dollaro americano da cui dipende in gran parte l’economia haitiana e quindi il conseguente aumento dei costi delle materie prime ci ha costretto a rivedere il preventivo originale (circa 85000/90000 dollari) per un aumento di 20.000/25.000 dollari.

Abbiamo chiesto ancora un contributo alla stessa Fondazione Lambriana che ci ha già così gentilmente e generosamente sostenuti in questa e in altre necessità e che ha da  poco deliberato la somma di 45.000 euro. Stiamo chiedendo ad amici e ad altre realtà sensibili alla solidarietà missionaria e sicuramente potranno aiutarci a completare l’opera.

 

AMICI, OLTRE I LIMITI

In questa lunga assenza del contributo sul blog sono passati diversi mesi e nel frattempo sono successe tantissime belle cose di cui parlare con gratitudine. Tra queste però vorrei sottolineare la visita nel mese di luglio del mio parroco di Arcisate, don Giampietro accompagnato da una coppia di giovani sposi, Andrea e Miriam. L’esperienza con i giovani caritas dei cantieri della solidarietà che hanno svolto un servizio di animazione per i bambini dal 5 al 12 di Agosto. Poi dal 23 agosto la visita di mio fratello Carlo con l’ingegnere Bertani Giuseppe. Poi ancora la presenza di due giovani del gruppo missionario “le formiche” di Melzo, Roberto e Lisa, che hanno trascorso con noi quasi un mese. Poi una fugace ma preziosissima presenza di un benefattore e amico di Desio, Ernesto.

Don Giampietro, Miriam e Andrea

Non avevo ancora accolto per così tanti giorni un gruppo di amici italiani. Ero un pochino preoccupato di seguire gli amici, farli sentire a loro agio, malgrado la povertà e la frugalità della situazione. A don Giampietro ho dato la stanzetta degli ospiti, a Miriam e Andrea la mia stanza che ha un lettone ad una piazza e mezza e io ho ricavato una stanzetta provvisoria nel sottotetto della chiesa. Sono stato davvero sorpreso dalla loro capacità di adattarsi e anzi prendere gusto da una vita così semplice e povera di confort. Una vita davvero in comunione, sotto tutti gli aspetti, dalla preghiera ai servizi di casa, dalla condivisione con i poveri al servizio pastorale. Don Giampietro ha dato saggio della sua prestanza fisica giocando e facendo giocare il gruppo nutrito di bambini, bambine e giovani che affollava ogni giorno il pomeriggio della parrocchia. Andrea e Miriam organizzavano e animavano con lui tutte le belle iniziative, dai giochi organizzati alle attività di laboratorio, un vero e proprio GREST ambrosiano riproposto nel cuore dei Caraibi. Miriam inoltre ha utilizzato la sua nota esperienza e professionalità nella musica, per insegnare ai giovani interessati un metodo per suonare utilizzando non solo l’orecchio, ma anche la lettura degli spartiti. Andrea, ha potuto invece mettere a frutto la sua professionalità come infermiere specializzato, curando dei malati, facendo da pronto soccorso per vari incidenti, collaborando con i nostri dispensari. Con don Giampietro (detto “Jampye” ) ho potuto condividere il servizio pastorale, lui stesso ha potuto amministrare dei battesimi con tanta emozione, ed ha superato il limite della lingua riuscendo a proclamare il vangelo della domenica in lingua creola. Uno dei modi di dire di don Jampye durante i giochi, quando sottolineava che si era arrivati al punto finale, match point, è diventato subito e lo è ancora adesso un ritornello durante il gioco. Abbiamo chiamato così, match point, l’iniziativa nata dal dialogo tra noi, di creare un dopo scuola per i bambini, per aiutarli a fare i compiti e svolgere qualche bella attività espressiva. Così, dai primi di ottobre è iniziata l’esperienza con circa 60/70 ragazzi e ragazze che ogni lunedì, mercoledì e venerdì vengono in Parrocchia per studiare insieme, guidati da un professore “Fredo” e un giovane e brillante futuro universitario Jean Michel. Don Giampietro con i volontari del CAG di Arcisate sostiene l’iniziativa

con un contributo mensile

Letizia, Stefania, Serena, Alberto, Meraf, …. Cantieri della solidarietà

La caritas ambrosiana organizza ogni anno dei tempi di servizio per i giovani durante il periodo estivo e quest’anno abbiamo avuto la gioia di averli anche qui a Ka-Philippe. Letizia, che opera a Port de Paix con progetto Kay Chal ha coordinato il tutto ed è stata qui tempo prima per vedere l’ambiente e decidere ogni dettaglio organizzativo e pratico. Così è venuta con quattro giovani che hanno aderito ai Cantieri della Solidarietà: Stefania, Serena, Alberto e Meraf. Non solo, ma con loro sono venuti anche 5 giovani volontari haitiani che collaborano e animano a Port au Prince per offrire assistenza e servizio ai bambini di strada o appartenenti a famiglie disastrate. Qui il gruppo, nonostante le diversità, il problema della lingua e il fatto che non si erano mai incontrati prima, si è amalgamato subito e ha saputo valorizzare l’apporto dei miei giovani animatori presenti nelle due cappelle servite di Moustik e di Boukan Patryot e a Ka-Philippe. Sono stati coinvolti più di duecento tra bambini, ragazzi e ragazze e almeno una trentina di animatori del posto. Ogni giorno divisi in due gruppi, uno a Moustik e uno a Boukan, il viaggio in moto o in Jeep, l’accoglienza, la preghiera, i giochi e le attività e un buon panino con il mamba. Poi a casa per il pranzo intorno alle 13-30. Il pomeriggio animazione a Ka-Philippe dalle 16.00 alle 18.00. Abbiamo trovato posto per loro in una casa vicino alla parrocchia gentilmente prestata da un haitiano che vive in Canada. Alla fine ci siamo lasciati con lacrime di commozione e il grande desiderio che l’esperienza non finisca qui. Ancora oggi, a mesi di distanza, i bambini nominano questi giovani animatori e di certo non li hanno dimenticati.

 

 

 

Carlo e Giuseppe

Che emozione ad avere con me il mio fratellone Carlo. Non avevo dubbi che si sarebbe subito messo in sintonia con la situazione e che avrebbe dato tutta la sua disponibilità per ogni tipo di servizio, e così è stato. Carlo, con sua esperienza di operatore nel campo della meccanica e delle macchine utensili è stato provvidenziale per insegnare ai miei operai haitiani l’uso delle attrezzature arrivate con il container per la parte idraulica degli impianti per l’acqua potabile. Dal filettare i tubi, all’uso del trapano per i fori di passaggio delle viti, al montaggio delle strutture con i morsetti, al taglio dei tubi… Nel tempo libero ha sempre dato spazio al gioco con i ragazzi che lo hanno amato da subito, specialmente da quando gli ha montato il calcetto arrivato come dono della ditta Rosa Sport di Arcisate e gli ha insegnato a giocare, a suon di “mannaggia”… L’ingegnere Giuseppe ha potuto così contare sul suo aiuto formando una coppia di lavoro instancabile e coinvolgente. Il loro arrivo è coinciso con l’arrivo del container con tutto il materiale utile per realizzare il progetto di dare acqua potabile a Ka-Philippe e così, Giuseppe, che lo aveva caricato di persona in Italia, ha potuto aiutare i responsabili locali a conoscere e ordinare il materiale. Le parti più delicate e tecniche sono state stipate in un deposito ricavato da una stanza della nuova casa in costruzione. Con l’ingegnere abbiamo potuto definire tutti i dettagli della realizzazione del progetto, dai vari bacini al percorso dei tubi, dalle stazioni di pompaggio e distribuzione alle postazioni per i pannelli fotovoltaici- I giorni sono stati intensissimi e sono volati come un niente. C’è stato anche il tempo per una visita all’isola della Tortuga dove si sta realizzando un colossale progetto per l’acqua potabile di cui Giuseppe è stato chiesto come consulente ed esperto. Ancora adesso, “Chal” ( Carlo creolo) e “Enjenyè” (ingegniere creolo), sono nominati dalla nostra gente con affetto e il desiderio di vederli ancora presto

Roberto, Silvia ed Ernesto

Se c’è un gruppo che ama superare ogni limite nel poter lavorare con i poveri e per i poveri è proprio il gruppo “Le Formiche” di Melzo. Un gruppo formidabile che prende gran parte della sua forza dal fatto di aver visitato di persona le situazioni che poi sono sostenute dai vari progetti. Così è avvenuto per l’Africa, per il Perù, la Bolivia e ora anche per Haiti. Alcuni giovani e adulti del gruppo scelgono periodicamente di lasciare l’Italia e recarsi per un tempo di un mese, due o anche 6 mesi o un anno intero nelle zone di missione sostenute dalla loro attività. Roberto Rognone, 33 anni, è un esperto di questi viaggi e soggiorni di solidarietà, chiede sempre di raccogliere tutte le sue ferie, anche arretrate, per vivere un mese o due in missione. Lisa Moi, quasi 19enne, finiti gli esami di maturità e prima di iniziare i corsi universitari, ha deciso di fare per la prima volta una esperienza così forte e avventurosa. Sono arrivati a fine settembre per restare con noi fino a fine novembre, ma poi si sono ammalati ed è stato meglio per loro rientrare con un volo anticipato a metà novembre. Lisa ha cominciato ad avere i sintomi di una forma di tifo, mentre una infezione intestinale ha colpito Roberto. La diagnosi ultima per Lisa, verificata dai medici italiani,  è una forma di febbre malarica, la dengue, generata dalla puntura di zanzare infette. Mi è dispiaciuto moltissimo per loro che ormai provavano una grande gioia e pienezza di cuore nello stare tra la nostra gente haitiana e servirla secondo le proprie attitudini e capacità. Roberto ha cercato subito di darsi da fare, come suo costume, con i lavori pesanti, scavare fondamenta, preparare e trasportare il cemento… Ha così dato una bella mano nella costruzione del bacino di distribuzione dell’acqua potabile e nel fare i blocchi per le varie costruzioni. Lisa, aiutata da Roberto, si è dedicata all’animazione dei bimbi, ai laboratori, al doposcuola e all’insegnamento dell’italiano ad un gruppo di responsabili della comunità. A parte una certo impaccio iniziale, hanno poi saputo inserirsi nella vita di tutti, cercando anche di partecipare alla vita quotidiana della gente, dal fare il bucato, al fare da mangiare nel metodo haitiano, all’andare a prendere l’acqua con l’asinello… Ogni tardo pomeriggio il cortile si animava con la presenza di bimbi e ragazzi, ma anche in casa non ci davano tregua, una vera full immersion di umanità. Un giorno Lisa ha detto con tutta la sua bella spontaneità “sono proprio felice di essere qui” ed è stato per me un grandissimo dono. Purtroppo poi, dopo il primo mese, Lisa ha cominciato ad accusare fastidi nella digestione, a perdere appetito e ad avere la febbre… Sembrava una cosa che dovesse passare, ma invece persisteva e diventava più preoccupante. Anche Roberto ha preso la febbre e ha accusato problemi nella digestione, senso di vomito… Li abbiamo portati dal medico, giù in paese, a Jean Rabel che dopo averli visitati e fatto qualche esame (non così attendibile a quanto pare) ha diagnosticato che avevano preso una forma di Tifo. Da casa, appena saputa la notizia hanno chiesto di organizzare al più presto il loro rientro. Così è stato, ma prima grazie ai contatti con un medico italiano e la Fondazione Rava abbiamo potuto portarli all’ospedale della fondazione a Port au Prince per le cure necessarie a ristabilirli e metterli in grado di viaggiare in aereo. Il papà di Lisa, Massimiliano, ha fatto il viaggio dall’Italia per venire a prenderli a Port au Prince e accompagnarli fino a casa.

 

Con lo stesso volo di ritorno anticipato è salito anche il nostro grande amico di Desio, Ernesto Colombo che era venuto ad Haiti solo qualche giorno prima per stare con me fino a metà dicembre. Doveva essere in compagnia con il dottor Maurizio Ostaldo che però è rientrato subito il giorno dopo il suo arrivo anche lui per una precauzione medica riguardo un disturbo accusato durante il viaggio. Ernesto l’ho conosciuto nel mio primo incarico dopo l’ordinazione come prete dell’oratorio maschile BV Immacolata di Desio. Lui era tra i papà che avevano formato un gruppo di volontari per la manutenzione e i lavori in oratorio. Ha sempre dato molto per aiutare le missioni e ora, saputo del mio compito ad Haiti, ha scelto di dedicarsi anche al sostegno dei nostri progetti. Solo per qualche giorno quindi, ma ha volentieri partecipato alla vita di Ka-Philippe e ha almeno potuto intravedere il tipo di situazione in cui viviamo e rendersi conto delle varie necessità. Il suo primo scopo era di verificare lo stato dei lavori per l’acqua potabile, un progetto finanziato anche dagli amici di Desio. Ernesto è stato tante volte in Congo dove ha sostenuto per anni una missione dei Saveriani che hanno a Desio la loro casa provinciale. Vedendo la situazione del nostro nord ovest di Haiti ha detto che non ci sono paragoni, che a parte alcuni aspetti simili, la situazione haitiana è davvero più grave e che ammira ancora di più il mio coraggio di stare e operare qui. Sigh, anche Ernesto ha mostrato qualche sintomo di febbre, per di più, sin dall’inizio aveva accusato un fastidioso dolore al ginocchio che gli ha impedito di camminare come avrebbe voluto. Così abbiamo deciso era meglio per lui rientrare con lo stesso volo di Roberto e Lisa e non rischiare di dover fare un viaggio da solo e magari non in buone condizioni.

NATALE OLTRE I LIMITI

Ormai il Natale è vicino e nonostante questo, qui l’atmosfera natalizia non si sente per niente. Sfido voi a sentire l’aria natalizia con un sole a 34 gradi, nessun negozio addobbato (perché non ce ne sono), nessuna lucetta intermittente (chi ha la corrente elettrica?) e nessun via vai di affannose compere del regalo all’ultimo respiro (e chi ha i soldi?). Così mi devo sforzare non poco a ricreare nel mio animo un minimo di senso. In chiesa faremo un piccolo presepe davanti all’altare e metteremo delle stelle ritagliate da un cartoncino giallo fatte dai bambini e apprese ad un filo qua e là. Sarà ben partecipata la messa del 24 sera che sfocerà in una danza gioiosa e incontenibile come gli haitiani sanno fare, con cioccolata o te aromatico da distribuire a tutti insieme ad un buon pezzo di pane. Poi tutti a casa, ma niente albero, niente regali…

L’anno scorso, il pomeriggio di Natale, ho preso di istinto la nostra jeep e l’ho caricata di tutti i bambini che potevo e poi abbiamo percorso l’unica strada che collega la parrocchia ad altre nostre comunità e abbiamo cantato a squarciagola il motivo di Jingle Bells sostituendo le parole con il là-la-la-lallà… Mi ero davvero emozionato e con tutto quel coro di angioletti neri e sorridenti, stipati dentro e fuori e così avevo ritrovato il Natale di Gesù.

Mi sa che quest’anno il vero Natale è sempre là, oltre il limite, perché penso che la morte del senso genuino del Natale sia rinchiuderlo nella gabbia del consueto, del ripetitivo gesto di sempre. Non c’è qualcosa che ci stanca nel nostro Natale già programmato, consueto, scontato e limitato? Luci, lucette, regali, leccornie… non bastano vero?

Stiamo per celebrare Dio che ha superato ogni limite per venire a nascere in mezzo a noi, ha voluto mettere da parte la sua scontata onnipotenza (se Dio non è onnipotente, che Dio è?) per farsi piccolo e povero bisognoso di tutto, protetto solo dall’amore di Maria e Giuseppe e accolto dal buon cuore di quei poco raccomandabili pastori di cui si dice che fossero anche briganti alla macchia.

Auguri per un Natale oltre il limite, un Natale liberato e libero, da vivere in diretta e non per tradizione e consuetudine. Qui ad Haiti forse è possibile e forse più facile e  in ogni caso lo vivremo anche per voi, ringraziando e benedicendo tutti coloro che ci donano speranza con il loro aiuto.

Auguriiiiiiiiiiiiii

La-la-la-lallà-lallàaaa, la-la-la-lallalà…..

Pè Levi e le 17 comunità della nostra parrocchia