GRAZIE ITALIA

GRAZIE ITALIA

 Sono tornato da qualche giorno e tento di mettere per iscritto il racconto del mio recente viaggio in Italia così intenso e vorticoso, quasi come essere stato dentro il cestello di una lavatrice in centrifuga. Avevo programmato tante cose, tante visite, tante iniziative… e poi ne ho potuto vivere solo la metà e in compenso ci sono state tante sorprese e tanti altri incontri felicemente non previsti… Tutto sommato ho percorso 3500 km in lungo e in largo per la diocesi per rispondere alle richieste di testimonianze o di celebrazioni o per presenziare ad eventi organizzati per raccogliere fondi e sensibilizzare.
La qualità più bella, l’elemento unificante in tutto questo marasma è stato il segno dell’amicizia. Tutti coloro che si sono mossi per aiutarmi nella missione lo hanno fatto a partire dalla storia della nostra amicizia, in nome di una relazione che ci ha unito a suo tempo grazie al mio ministero come sacerdote o semplicemente per il tratto di strada percorso insieme.
Quest’anno avevo con me Padre Zaccaria, il parroco della parrocchia di Jean Rabel dal cui territorio è stata ricavata la mia nuova parrocchia di Ka-Philippe. Siamo grandi amici e si collabora per il servizio a tutta la zona e ho ricambiato la sua grande ospitalità invitandolo in Italia. Naturalmente per lui è stata un esperienza straordinaria e non finisce più di ringraziarmi. Purtroppo è restato in Italia poco più di 15 giorni ed è dovuto rientrare per motivi pastorali. Ha però avuto l’occasione di trascorrere qualche giorno a Roma presso la comunità dei Monfortani.

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BOUYON, la zuppa più buona del mondo

Soup la ki pi gou
LA ZUPPA PIU’ GUSTOSA: il bouyon
Il tempo è passato così in fretta che non mi sono quasi accorto di aver saltato l’appuntamento con il blog da quasi due mesi. Vi devo delle scuse, ma davvero l’intensità della vita di questo periodo mi ha preso la mano, la testa e il cuore. E’ stato un minestrone, una zuppa piena di ingredienti e di gusto. Qui ad Haiti la zuppa più buona, con carne, patate, cipolle, pane, banane, legumi e spezie varie, si chiama “bouyon” e ve la consiglio quando verrete ad Haiti a farci visita (ma non chiamatela zuppa – soup- se no si offendono).
Così proprio nello scrivervi assaporo il buon gusto di questo periodo, e ne apprezzo ora la ricchezza di ingredienti e di sapori.
A proposito ho trovato una storiella che non so bene di chi sia, forse ancora del mitico Ferrero, e che ho adattato al mondo haitiano. Si narra di un uomo misterioso, uno straniero che entrato in un villaggio ha chiesto alla prima signora che ha incontrato se aveva qualcosa da mangiare. Lei rispose quasi seccata: “No io non ho niente da darti, qui siamo tutti poveri”. L’uomo per niente scoraggiato le risponde:” Ok. Ma possiamo fare così. Io ho qui nella mia borsa una roccia speciale che se messa a bollire in una grande pentola è capace di trasformare l’acqua bollita nel bouyon più buono del mondo”. La donna stupita e incuriosita accetta di procurare la pentola e chiede aiuto alla vicina per la legna e ad un’altra per l’acqua. In men che non si dica tutto il villaggio si è radunato attorno alla grande pentola sul fuoco. L’uomo misterioso mette il sasso speciale nella pentola e dopo un pochino, dopo aver ben mestolato, assaggia un po’ della zuppa. “Uhm, veramente buona… Ma mancherebbe qualche patata. Qualcuno può offrirla?”. Una donna corse subito a casa a prendere delle patate che dopo averle pelate vengono gettate nella pentola. Ancora un assaggio e lo straniero dice.” Uhmmm… adesso sì che è ancora più buono. Ma se ci fosse della cipolla…”. Un’altra donna corse a prenderle a casa. Ancora una bella girata di mestolo e ancora un assaggio. “Mezanmi, veramente ottimo, ma… se ci fosse un pezzettino di carne…”. Anche qui, spinte dalla curiosità e ormai conquistate dal buon profumo che usciva dalla pentola alcune donne andarono a prendere un po’ di carne. “Poi, assaggio dopo assaggio, il misterioso cuoco venuto da chissà dove, chiedeva l’apporto di qualche altro ingrediente trovando da parte di tutti una inaspettata disponibilità ad accontentarlo.
Alla fine lo straniero disse: “Un pizzico di sale e… uhmmmmmm … Adesso sì che abbiamo il bouyon più buono del mondo! Andate a prendere piatti e scodelle e venite a mangiare questa delizia. Tutti corsero a prendere piatti e scodelle e tutti mangiarono con grande gusto questo bouyon davvero buono. Tutti erano piena di gioia e di allegria e tutti potevano dire:” E’ anche merito mio se è così buono!”. Mentre tutti mangiavano soddisfatti, l’uomo venuto da chissà dove scomparve senza che nessuno se ne accorgesse, ma lasciando a quella comunità il misterioso sasso che non aveva niente di magico, ma aveva fatto il miracolo di suscitare la collaborazione di tutti. Così da quel giorno il villaggio non mancò ogni tanto di ripetere l’esperienza di condividere ciò che avevano per fare il bouyon più buono del mondo, soprattutto quando avevano bisogno di sentirsi una comunità più unita e solidale.
E’ una bella storia e quando l’ho raccontata nella predica è partito anche un sincero applauso della gente. Mi sono scusato perché probabilmente più di qualcuno aveva davvero fame, ma forse ci sarebbe stato qualche invito a pranzo inaspettato da parte di chi aveva capito la storia.

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BOURIK ENTELIJAN YO, ASINI INTELLIGENTI…

ASINI INTELLIGENTI

img_1765Chi l’ha detto che gli asini sono senza cervello? Solo perché li vedi, con una certa passività, a sopportare con pazienza carichi pesanti, come se non avessero una volontà propria, un modo per affermare la propria personalità? Un giorno, proprio davanti alla porta della chiesa ho visto un asinello rotolarsi con fare gioioso sulla terra del sagrato e ragliare con gusto al cielo. Uno spettacolo indimenticabile tra il comico e il asino_280x0tenero. Ogni tanto gli asinelli hanno di questi scatti di vita che sorprendono tutti. Sono gli animali haitiani che preferisco, e invece delle solite bastonate, ricevono da me carezze e pacche amichevoli.

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MAY AK PWA, Granoturco e fagioli

IMG_8328MAY AK PWA
Granoturco e fagioli
Cosa ci fa un italiano tra gli haitiani? Cosa ci fa un unico bianco in mezzo a migliaia di neri? Cosa ci fa un prete di Milano, di origine veneta, IMG_8529varesotto di crescita in una parrocchia della diocesi di Port de Paix, dall’altra parte dell’oceano? Ogni tanto questa domanda affiora, soprattutto quando IMG_8090le differenze con la mentalità e la tradizione della gente di Ka Philippe e dintorni (così come per Mare Rouge e per Ti Rivye dove siamo presenti) si fanno sentire più forti. Mi sono trovato bene a spiegare questo a me stesso e a qualche amico haitiano con l’immagine del Mais e dei fagioli. Lo sapete che qui li coltivano insieme? E’ facile notare le piantine di fagioli crescere insieme a quelle del granoturco. Le prime volte mi dicevo che era una specie di disordine agricolo. Mi dicevo: ma come si fa? Dov’è la logica? Ma loro mi hanno spiegato che le due coltivazioni interagiscono a vicenda, una aiuta l’altra a crescere bene, nonoIMG_8608stante siano così differenti in tutto. L’unica cosa che hanno in comune è che sono nello stesso terreno, prendono lo stesso sole o la stessa acqua (sperando che non manchi), e danno frutti essenziali per la sopravvivenza delle famiglie. Le due specie crescono bene insieme, una fa bene all’altra. Ho chiesto se sanno il perché, ma non avendo conoscenze scientifiche, spesso mi rispondono che è così perché l’esperienza lo insegna, perché è così da sempre. Dunque, ecco perché sono ad Haiti, perché sono qui a condividere la vita con loro in questa terra così difficile, ma bella. Il motivo è che in un qualche modo provvidenziale ci sarà del bene per entrambi, anche se siamo così differenti per colore, razza, e cultura. Fagioli che aiutano mais, mais che aiutano fagioli, italiani che aiutano haitiani, haitiani che aiutano italiani.  Se poi penso che io sono presente, come Fidei Donum (così come don Mauro, don Claudio e IMG_8295don Giuseppe) a nome anche di una diocesi intera e con l’appoggio di tanti amici e di diverse comunità, allora la cosa è ancora più promettente e ricca di quanto sembri. C’è in atto uno scambio tra due diocesi lontane, tra famiglie e famiglie, comunità e comunità… Il bene che ci facciamo a vicenda riguarda il buon crescere evangelico e sarà comunque un bene per tutti…

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ECCO, IO FACCIO UNA COSA NUOVA

“Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”
Is 43,19
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? IMG_7067Questo testo di Isaia, incontrato nelle liturgia della V domenica di Quaresima, secondo il rito romano, mi ha davvero illuminato nel riconsiderare gli ultimi avvenimenti che riguardano la mia piccola storia personale, la missione che sto svolgendo qui ad Haiti, ma non solo. Credo che questa profezia sia come un preannuncio pasquale, una verità che è sempre viva in ogni situazione. Si tratta di credere all’azione di Dio per noi, piuttosto che restare chiusi nei limiti di ciò che possiamo o sapIMG_6310piamo fare. Si tratta di credere che la violenza, l’ingiustizia, la morte non hanno l’ultima parola, non hanno il potere di chiuderci IMG_6990nel sepolcro della desolazione e della bruxellessconfitta. C’è un alba di Risurrezione che si rinnova continuamente, proprio là dove le tenebre sembrano voler persistere. Scrivo questo con il dolore di quanto è appena successo a IMG_6803Bruxelles, nonostante il limite delle comunicazioni, l’assenza della Tv, la notizia è arrivata anche da noi, attraverso internet.
Qui da noi la gente ignora quanto succede nel mondo, è ancora più difficile spiegare loro cosa sia il fenomeno del terrorismo, che cosa sia l’ISIS. Anche i notiziari in lingua haitiana sono spesso molto poveri di comunicazione e di attenzione a quanto succede oltreoceano. Il mezzi di comunicazione più diffusi sono il telefono IMG_7240cellulare e le radio locali. A volte ho comunque l’impressione che le persone di qui abbiano l’energia appena sufficiente per cercare di sopravvivere ogni giorno, per recuperare l’acqua, il cibo o il minimo per l’esistenza. Non so fino a che punto possano avere la forza di soffrire la sofferenza di altri o di portare il peso dei problemi di altri popoli o paesi. Comunque non mancheremo anche noi di pregare per tanto dolore innocente e per la conversione dei cuori.

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