BOURIK ENTELIJAN YO, ASINI INTELLIGENTI…

ASINI INTELLIGENTI

img_1765Chi l’ha detto che gli asini sono senza cervello? Solo perché li vedi, con una certa passività, a sopportare con pazienza carichi pesanti, come se non avessero una volontà propria, un modo per affermare la propria personalità? Un giorno, proprio davanti alla porta della chiesa ho visto un asinello rotolarsi con fare gioioso sulla terra del sagrato e ragliare con gusto al cielo. Uno spettacolo indimenticabile tra il comico e il asino_280x0tenero. Ogni tanto gli asinelli hanno di questi scatti di vita che sorprendono tutti. Sono gli animali haitiani che preferisco, e invece delle solite bastonate, ricevono da me carezze e pacche amichevoli.

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MAY AK PWA, Granoturco e fagioli

IMG_8328MAY AK PWA
Granoturco e fagioli
Cosa ci fa un italiano tra gli haitiani? Cosa ci fa un unico bianco in mezzo a migliaia di neri? Cosa ci fa un prete di Milano, di origine veneta, IMG_8529varesotto di crescita in una parrocchia della diocesi di Port de Paix, dall’altra parte dell’oceano? Ogni tanto questa domanda affiora, soprattutto quando IMG_8090le differenze con la mentalità e la tradizione della gente di Ka Philippe e dintorni (così come per Mare Rouge e per Ti Rivye dove siamo presenti) si fanno sentire più forti. Mi sono trovato bene a spiegare questo a me stesso e a qualche amico haitiano con l’immagine del Mais e dei fagioli. Lo sapete che qui li coltivano insieme? E’ facile notare le piantine di fagioli crescere insieme a quelle del granoturco. Le prime volte mi dicevo che era una specie di disordine agricolo. Mi dicevo: ma come si fa? Dov’è la logica? Ma loro mi hanno spiegato che le due coltivazioni interagiscono a vicenda, una aiuta l’altra a crescere bene, nonoIMG_8608stante siano così differenti in tutto. L’unica cosa che hanno in comune è che sono nello stesso terreno, prendono lo stesso sole o la stessa acqua (sperando che non manchi), e danno frutti essenziali per la sopravvivenza delle famiglie. Le due specie crescono bene insieme, una fa bene all’altra. Ho chiesto se sanno il perché, ma non avendo conoscenze scientifiche, spesso mi rispondono che è così perché l’esperienza lo insegna, perché è così da sempre. Dunque, ecco perché sono ad Haiti, perché sono qui a condividere la vita con loro in questa terra così difficile, ma bella. Il motivo è che in un qualche modo provvidenziale ci sarà del bene per entrambi, anche se siamo così differenti per colore, razza, e cultura. Fagioli che aiutano mais, mais che aiutano fagioli, italiani che aiutano haitiani, haitiani che aiutano italiani.  Se poi penso che io sono presente, come Fidei Donum (così come don Mauro, don Claudio e IMG_8295don Giuseppe) a nome anche di una diocesi intera e con l’appoggio di tanti amici e di diverse comunità, allora la cosa è ancora più promettente e ricca di quanto sembri. C’è in atto uno scambio tra due diocesi lontane, tra famiglie e famiglie, comunità e comunità… Il bene che ci facciamo a vicenda riguarda il buon crescere evangelico e sarà comunque un bene per tutti…

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ECCO, IO FACCIO UNA COSA NUOVA

“Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”
Is 43,19
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? IMG_7067Questo testo di Isaia, incontrato nelle liturgia della V domenica di Quaresima, secondo il rito romano, mi ha davvero illuminato nel riconsiderare gli ultimi avvenimenti che riguardano la mia piccola storia personale, la missione che sto svolgendo qui ad Haiti, ma non solo. Credo che questa profezia sia come un preannuncio pasquale, una verità che è sempre viva in ogni situazione. Si tratta di credere all’azione di Dio per noi, piuttosto che restare chiusi nei limiti di ciò che possiamo o sapIMG_6310piamo fare. Si tratta di credere che la violenza, l’ingiustizia, la morte non hanno l’ultima parola, non hanno il potere di chiuderci IMG_6990nel sepolcro della desolazione e della bruxellessconfitta. C’è un alba di Risurrezione che si rinnova continuamente, proprio là dove le tenebre sembrano voler persistere. Scrivo questo con il dolore di quanto è appena successo a IMG_6803Bruxelles, nonostante il limite delle comunicazioni, l’assenza della Tv, la notizia è arrivata anche da noi, attraverso internet.
Qui da noi la gente ignora quanto succede nel mondo, è ancora più difficile spiegare loro cosa sia il fenomeno del terrorismo, che cosa sia l’ISIS. Anche i notiziari in lingua haitiana sono spesso molto poveri di comunicazione e di attenzione a quanto succede oltreoceano. Il mezzi di comunicazione più diffusi sono il telefono IMG_7240cellulare e le radio locali. A volte ho comunque l’impressione che le persone di qui abbiano l’energia appena sufficiente per cercare di sopravvivere ogni giorno, per recuperare l’acqua, il cibo o il minimo per l’esistenza. Non so fino a che punto possano avere la forza di soffrire la sofferenza di altri o di portare il peso dei problemi di altri popoli o paesi. Comunque non mancheremo anche noi di pregare per tanto dolore innocente e per la conversione dei cuori.

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PEZZI DI CARBONE

PEZZI DI CARBONE

IMG_8907Pezzi di carbone, neri come la gente di qui, ma capaci di diventare luce e calore, se disposti ad entrare nel fuoco della volontà di Dio, o meglio, del suo amore trasfigurante.
Ho trovato questo spunto nell’utilizzare un raccontino di Bruno Ferrero che parla proprio di un pezzo di carbone. Ho scelto questa storiellina, durante la predica di domenica, ben sapendo che è un riferimento molto famigliare per la gente di qui che utilizza ogni giorno il carbone per cuocere il cibo.

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